giovedì 22 novembre 2012

We love tattoo




Noi amiamo i tatuaggi. Noi vogliamo i tatuaggi. Scrivere sulla propria pelle, incidere ricordi, gioie, segni su sé stessi, sembra sia diventata una necessità. Dalle origini, quando rappresentavano divinità indigene, alla trasgressione, alla moda, e oggi? Gente che non sa che fare, allora si tatua. Non sa che tatuarsi, ed ecco che arrivano le stelline, i fiorellini, uccellini che volano via liberi dalle loro gabbiette. E chi più ne ha più ne metta. Il tatuaggio inteso come ricordo, significato? Confesso: al significato dò il secondo posto. A parte la categoria del "voglio tatuarmi ma non so che farmi", credo che il tatuaggio venga fatto perché piace. Io mi tatuo perché amo i tatuaggi. Mi piacciono. E poi viene il significato. E voi, cosa ne pensate? Vi piacciono i tatuaggi? Ne avete? Aspetto le vostre risposte a riguardo! A presto!


We love tattoo. We want tattoo. Writing on own skin, affect memories, joys, revelation about themselves, it seems like it become a necessity. From its origins, when they represented indigenous divinities, passing through transgression, fashion and now? People don't know what to do, well, they ask for tattoo. They don't know the best tattoo for themselves, they ask for small stars, flower, small birds flying free from them boxes. Tattoo, as memories, meaning? I confess: meaning is at the second place. Aside from the category "i want to make a tattoo, but i don't know which one", i think that you want a tattoo because you like tattoo. I make on myself tattoo because i love tattoo. I like them. And then, what they mean. And you, what do you think? Do you like tattoo? Do you have it? I waiting for your answer about it! See you soon!












mercoledì 14 novembre 2012

14*11*12



Ci sono dei giorni in cui vorresti solo muoverti, andare, fuori casa, lontano. Oggi per me è uno di quei giorni, in cui ti svegli di soprassalto perché qualcosa ti turba, vorresti alzarti per cominciare la tua giornata ma ti rendi conto che è troppo presto anche per quello. E non puoi proprio fare nulla, se non girarti e rigirarti nel letto, sperando di poter prendere sonno, di nuovo. 
Quando mi prendono questi momenti, ho proprio bisogno di evadere, andarmene, e non so perché, ma la prima meta che ho in mente è Parigi. Ah, la mia tanto amata Parigi. Credo che ci sia un legame fra me e quella città, qualcosa di inscindibile. Ci sono andata tre volte, e ogni volta è come casa: passeggio tranquilla, riconosco le strade, ho imparato addirittura i vari collegamenti delle metro (e credetemi, per me è difficile, dato il mancato senso d'orientamento). Ma Parigi è tutta un'altra cosa. Parigi ti illumina, ti rasserena, ti fa sperare, ti incanta. Non credo ci sia un'altra città che mi farà mai questo effetto. 

There are some days when you just wish to move, to go, outside the home, far away. Today for me is one of that days, when you wake up with a start because you have anything that troubles you, you wish to stand up and start your days, but you know that is too early also for that. And you can't do anything, but turn and tearing out your hair in bed, hoping to go back to sleep.
When i live this moment, i need to escape, to go outside, and i don't know why, but the first half com ing in my mind is Paris. Ah, my lovely Paris. I think there is a feeling between me and Paris. I've been there for three times, and every time is like i'm home: i walk peaceful, i recognize the streets, i learned even the metro connections (and believe me, it's difficult for me, 'cause i have no sense of direction). But Paris is another thing. Paris illuminates you, makes you hope, you enchant. I don't think there will be another city that will make me this effect. 









Sary

sabato 10 novembre 2012

American Style






Vivendo in un Paese dove la televisione trasmette, via cavo o non, programmi, serie tv, telegiornali e aggiornamenti su tutto quello che succede nel Nuovo Continente, tutti sognamo, almeno un pochino, di prendere l'aereo e volare, un giorno, in America. E fin qui, nessun problema. Accetto il prendere come riferimento per stile di vita (anche se non concordo con la parentesi "cibo) e soprattutto d'abbigliamento il popolo statunitense, ma credo che questo ostentare in ogni capo d'abbigliamento la bandiera a stelle e strisce stia diventando più che una semplice moda di stagione. Quest'estate ho visto addirittura bikini fatti a stelle e strisce. Ok il voler scappare da questo Paese, perché non ci promette nulla di interessante e tanto meno prospettive per il futuro, ma catapultarsi così in vesti che non sono le nostre, della serie "tu vuò fa l'americano" è un po' pesante. Ok l'accessorio, carini gli orecchini, carina anche la cover dell'iPhone, passo sopra anche a un cappellino, ma non riesco ad accettare il total american style. Che poi, style di che? indossare una bandiera è style? Quanto meno, indossate la vostra di bandiera. Un minimo di senso di appartenenza al nostro paese di origine? Io vedo molto di più che una semplice moda. Proprio non riesco a farmela piacere.













Sary


venerdì 9 novembre 2012

Un venerdì d'autunno


Oggi è una giornata fredda a Roma, con un sole non troppo forte, che non riesce a scaldarti abbastanza. E' una di quelle belle giornate che andrebbero sfruttate per passeggiate in mezzo al bosco, con tutti quei colori e le foglie come tappeto. Un maglioncino, una di quelle belle sciarpe grandi, pesanti, una gonna, calze e via.. 
E voi, come state trascorrendo le vostre giornate autunnali? Come vorreste trascorrerle? Un saluto da una Roma infreddolita e buon week end!












Sara